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Cracco a Viride, 7 mesi dopo: l’alta cucina milanese parla un po’ romano

Quando Carlo Cracco è arrivato a Roma alla fine di febbraio, la domanda era quasi inevitabile: che cosa avrebbe fatto uno degli chef simbolo della Milano gastronomica davanti a carbonara, carciofi, coda e gricia? La risposta più facile sarebbe stata giocare a fare il romano. Cracco ha scelto invece la strada più difficile: restare Cracco e lasciare che fosse Roma, poco alla volta, a entrare nella sua cucina. A sette mesi dall’apertura, Viride by Carlo Cracco, il fine dining del Corinthia Rome di Piazza del Parlamento, può essere osservato con una prospettiva diversa rispetto all’entusiasmo inevitabile del debutto.

L'elegante sala da pranzo del ristorante Viride al Corinthia Rome L’elegante sala da pranzo del ristorante Viride al Corinthia Rome

E i primi riscontri sembrano indicare che l’operazione oltre che il successo abbia trovato una sua identità. Non siamo semplicemente al “ristorante romano di Cracco”. Il progetto è più complesso e, probabilmente, più interessante. C’è tutta la cucina che ha reso celebre lo chef a Milano, ma c’è qualche “contaminazione” romana che l’ha arricchita, dandole una nuova chiave di lettura.

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