A Napoli, San Gennaro non è solo il Santo Patrono. Per molti, è come un membro importante della famiglia: gli si chiede consiglio, gli si parla, lo si invoca, qualche volta lo si rimprovera pure. E il 19 settembre, quando gran parte della città si raccoglie, spiritualmente e affettivamente, nel Duomo per attendere che il sangue contenuto nell’ampolla si sciolga, tutto sembra sospeso: la fede, la superstizione, la speranza, fuse in quella teatralità che trasforma anche un momento solenne in una questione assolutamente umana. E, naturalmente, anche gastronomica. Perché se c’è una cosa che Napoli sa fare molto bene è festeggiare a tavola. E San Gennaro non fa eccezione.
San Gennaro a tavola: una festa senza menu rituale
La prima sorpresa è che, a differenza di altre feste patronali italiane, quella di San Gennaro non ha un vero e proprio menu rituale. Non esiste, insomma, la ricetta che ogni famiglia partenopea debba necessariamente portare in tavola. Ma questo non significa che il Santo non abbia nulla a che fare con la gastronomia. Anzi. La sua festa è una sorta di grande fotografia della cucina napoletana: piatti semplici, cibo di strada, fritti, pizza e dolci.
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