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L’Arabia Saudita nell’angolo «abbandonata» da Trump: tutte le fragilità del regno che per mezzo secolo ha garantito stabilità al mercato del petrolio

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di Federico Rampini

La monarchia nel momento più difficile. Con Trump che rifiuta interventi diretti contro gli Houthi evapora l’illusione della neutralità: ora il regno potrebbe cercare un accordo con Teheran

Due colpi in quarantott’ore hanno mostrato quanto sia fragile il regno che per mezzo secolo ha garantito stabilità al mercato petrolifero globale. Giovedì droni lanciati dall’Iraq, manovrati da milizie filo-iraniane, hanno incendiato alcune stazioni di pompaggio dell’oleodotto East-West, l’arteria da 1.200 chilometri che porta il greggio dal Golfo al Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz. Nello stesso giorno gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno conquistato il porto di Mokha e l’isola di Perim, punto di controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, l’altra porta d’uscita del petrolio saudita verso i mercati asiatici. L’ente petrolifero saudita Aramco ha dichiarato di aver chiuso l’oleodotto «per precauzione»; la produzione saudita è scesa ai livelli più bassi dal 1990. 

La combinazione è quanto di più pericoloso si potesse immaginare per Riad: la stessa settimana in cui la via di terra viene colpita, la via di mare rischia di finire sotto il controllo di una milizia che ha appena dichiarato un embargo contro le navi saudite. Il regno che si

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