
Marcell, eliminato in semifinale nei 100 a Budapest, è tornato in pista 32 giorni dopo l’infortunio degli Europei di Birmingham: “Dovrò parlare con Paolo Camossi per analizzare cosa non ha funzionato”
13 settembre (modifica alle 09:09) – BUDAPEST
Le luci, i colori, le presentazioni, le immagini di giganteschi primi piani alle spalle degli atleti che si posizionano sui blocchi di partenza. In grafica, buttate un po’ a caso, persino le ipotesi in percentuale di passaggio del turno o di successo finale. L’Ultimate Championship guarda al futuro e prova a cambiare le prospettive. Alcune idee sono vincenti: è giusto rinnovare. Ma in atletica lo spazio per inventare è poco. Contano – implacabilmente – le gambe, i polmoni, i tempi e le misure. Ed è con queste premesse che Marcell Jacobs, 32 giorni dopo l’ultima gara, nella semifinale dei 100, è una controfigura di se stesso. Con vento a -0.7 metri al secondo, chiude settimo in 10”20.
Marcell, come commenta?
“La reazione allo sparo credo sia stata buona (0”133, ndr), i primi tre o quattro appoggi anche. Ma poi è presto emersa la mancanza di brillantezza. Ero rigido, pesante, poco




