
Otto punti non sono un brutto bottino per i rossoneri ma la rivoluzione di Amorim ancora non ingrana. Servono scelte nette, meno errori difensivi e, soprattutto, preoccupa la collocazione dell’ex Pallone d’oro
Non ci siamo, l’ennesima rivoluzione portoghese non ingrana, il Milan di Ruben Amorim resta una squadra errante nel duplice significato della parola: sbaglia molto — il primo tempo contro la Lazio è stato orribile — e vaga alla ricerca di un gioco preciso, di un’identità. All’intervallo, l’allenatore ha sostituito tre giocatori, l’ammissione di quanto avesse pasticciato nel comporre la formazione iniziale. Tra i bocciati spiccava Luka Modric. L’ex Pallone d’oro ha perso 13 palloni, una cosa inaudita per un fuoriclasse come lui, però la falla era già evidente a luglio sulla carta: Modric non può giocare in una mediana a due, con un unico compagno a fianco. Non ha più l’età, ha bisogno di una scorta, delle due mezzali che lo affiancavano nella scorsa stagione con Massimiliano Allegri. Nella ripresa, Moreira ha segnato due gol bellissimi e ha sanato il risultato, ma rimane l’impressione di estemporaneità, di una reazione legata al carattere, ai nervi.




