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Allergeni al ristorante, dal menu alla cucina: come gestirli senza rischi

Un numero accanto a un piatto, un’icona, una nota in fondo alla pagina oppure un registro consultabile su richiesta. Nel passaggio dal menu cartaceo a quello digitale cambia il supporto, ma non cambia la sostanza: le informazioni sugli allergeni devono essere corrette, accessibili e aggiornate. E soprattutto devono corrispondere a ciò che arriva effettivamente nel piatto. Per la ristorazione il tema non è soltanto burocratico. Una gestione imprecisa può esporre il cliente a conseguenze anche gravi e il locale a responsabilità e sanzioni. Ma l’obbligo di informazione è solo il primo livello di un sistema più ampio, che coinvolge acquisti, fornitori, cucina, sala, formazione del personale e comunicazione con il cliente. Il menu digitale, in questo scenario, può diventare uno strumento particolarmente efficace. A condizione, però, che non si limiti a trasferire online un elenco di piatti. Un QR code non rende automaticamente più sicura l’informazione: se cambia una ricetta, un ingrediente o un fornitore, deve cambiare anche la documentazione collegata al menu.

I 14 allergeni che devono essere comunicati

Il riferimento generale è il Regolamento (UE) n. 1169/2011, che individua 14 categorie di sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze e per le quali è prevista un’informazione specifica.

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