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Tecnologi alimentari introvabili, eppure le aziende ne cercano molti

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Certamente. In tutto questo, appunto, gli ultraprocessati hanno un ruolo importante, poiché c’è una incomprensione di fondo. La nostra figura, infatti, sempre più viene considerata non in linea con l’alimentazione sana. Ma partiamo dalla definizione di base: il cibo ultraprocessato. Di fatto, la definizione corretta non esiste. Il termine viene dalla classificazione Nova, lanciata una quindicina d’anni fa dal prof. Carlos Monteiro, in Brasile, in un contesto completamente diverso e distante dal nostro, lontano dalla Dieta mediterranea, dividendo gli alimenti in quattro settori: alimenti non trasformati o minimamente trasformati, ingredienti culinari processati, alimenti processati, alimenti ultra-processati. Ma questa classificazione non è fatta in base al livello del processo, perché chi l’ha fatta non conosce il processo e non è un tecnologo alimentare! Così, vanno a finire tra gli ultraprocessati anche quegli alimenti che hanno un numero di ingredienti uguali o superiori a cinque, gli alimenti confezionati in film plastici, anche per pochi giorni, come il prosciutto. Lo yogurt intero, per esempio, è un prodotto processato, addizionato di frutta, che così diventa ultraprocessato. Ecco le assurdità, a livello nutrizionale. Quando invece sappiamo che lo yogurt è un alimento sanissimo, veicolo utilizzato per far assumere le vitamine della frutta.

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