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Così le imprese europee reindustrializzano l’America (dando ragione a Draghi e Xi)

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Il vertice di Pechino ha dato la sveglia a quegli europei che un anno fa fantasticavano di improbabili alleanze Ue-Cina per isolare e castigare l’America, costruendo un nuovo ordine internazionale a partire da un asse Bruxelles-Pechino. Come si è visto, per Xi Jinping esiste una sola superpotenza rivale, l’America, e questa è anche il metro di paragone su cui la Cina misura la propria competitività. La ragione per cui Xi «prende sul serio» un Trump di cui può avere la massima disistima personale, è che dietro di lui vede una delegazione di capitalisti che rappresentano la punta avanzata dell’innovazione tecnologica: quella è l’America che conta, a prescindere dai presidenti di turno.

L’ultimo intervento di Mario Draghi ha confermato che l’Europa deve darsi una sveglia, anziché trastullarsi in favole e illusioni come l’asse con la Cina. La buona notizia è che gli imprenditori europei questo lo sanno benissimo. Non hanno mai creduto che gli Stati Uniti dovessero venire isolati e castigati. Al contrario, le imprese europee sono in prima fila nell’opera di… reindustrializzare l’America. Investendo in un paese che giudicano all’avanguardia, proprio come lo giudica Xi Jinping. Questa paradossale corsa a investire negli Stati Uniti avviene in coincidenza con una crisi

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