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Nella testa di Trump: gli psichiatri e l’ipotesi del «narcisismo maligno». «Manie di grandezza, discorsi confusi, post blasfemi, ha perso i freni inibitori»

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di Mario Platero

Il presidente americano Donald Trump e l’ultimo attacco al Papa: i tratti di personalità prorompente, applicati a decisioni concrete, cominciano a ingenerare rottura. Secondo gli ultimi sondaggi l’atteggiamento volgare, aggressivo, inusuale oggi non funziona più

NEW YORK – Non c’è stato soltanto il confronto con Papa Leone, dal quale è uscito con le ossa rotte: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in questi ultimi mesi – e settimane – è stato protagonista di un continuo di uscite autodistruttive sul piano della comunicazione, che seguono le tensioni con l’Ice a Minneapolis a gennaio e prima ancora, quando si capì che il suo punto di contatto emotivo con una buona parte dell’opinione pubblica americana si era esaurito. 

Preoccupa la mancanza di freni inibitori nelle sue uscite, che hanno subito sia una accelerazione che un deciso peggioramento nella ricerca di iperboli («riporteremo quei figli di puttana all’età della pietra, cancelleremo la loro civiltà», ha detto riferendosi agli iraniani). Le uscite sono talmente tante da consentire l’identificazione di categorie provocatorie diverse. 

È quel misto di mania di grandezza e propensione ad attaccare briga che caratterizza il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca, di colui cioè, che una

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