
di Giuseppe Bianconi
Il procuratore di Caltanissetta in commissione. Gli interessi mafiosi, politici e imprenditoriali e la volontà di impedire a Borsellino di rivelare quanto sapeva
Altre tre ore di audizione per ribadire e rafforzare le accuse lanciate quattro mesi fa: «La gestione del rapporto mafia-appalti, e in generale il tema mafia-appalti, è una delle concause della strage di via D’Amelio», l’autobomba che il 19 luglio 1992 uccise il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta; e il procuratore dell’epoca Pietro Giammanco (morto nel 2018), spalleggiato dagli allora sostituti procuratori Giuseppe Pignatone che era uno dei suoi principali collaboratori e Gioacchino Natoli che ne trasse vantaggi nella carriera in magistratura, insabbiarono l’inchiesta che invece stava tanto a cuore a Borsellino. Così il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha completato ieri l’audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia, sostanziando la tesi dei carabinieri del Ros (che nel 1991 avevano stilato il rapporto mafia-appalti) divenuta uno dei cavalli di battaglia politica della maggioranza.
Stavolta il procuratore s’è fatto precedere dal deposito di una richiesta di archiviazione del procedimento contro ignoti legato proprio a questo filone d’indagine, lunga 386 pagine, in cui sono illustrati gli




