di Matteo Persivale
Il vicepresidente degli Stati Uniti sceglie la lealtà assoluta a Trump (che posta su Truth un’immagine in cui Gesù lo abbraccia)
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK – C’è un fantasma che si aggira per l’Osservatorio della Marina, la casa del vicepresidente degli Stati Uniti: il fantasma di Mike Pence. Dovrebbe esserci lui, oggi, in quella residenza ottocentesca immersa in un parco verdissimo: era il vice di Trump durante il primo mandato ma fece l’errore — clamoroso, col senno di poi — di cercare, a volte, di smarcarsi da Trump.
Pence, religiosissimo, era stato scelto perché garante verso l’elettorato evangelico: regalò credibilità al candidato laico, palazzinaro, star dei reality e organizzatore di concorsi di bellezza, con tre mogli l’ultima delle quali aveva posato nuda per una rivista. Anche se il 6 gennaio del 2021 non si fosse ribellato al tentativo di Trump di gettare nel caos la certificazione legale del voto che aveva eletto Joe Biden e Kamala Harris, Pence si era già ampiamente auto-eliminato.
Il «fattore-Pence»
Il fattore-Pence deve essere molto presente nei calcoli fatti da JD Vance, quando ha insistito che il Papa deve «stare molto molto attento quando parla di teologia» perché è




