
di Massimo Franco
Gli insulti di Trump contro Leone hanno compattato l’episcopato statunitense: perfino la tivù conservatrice Ewtn critica «l’attacco irrispettoso»
Il silenzio è quasi assordante. E le poche voci che emergono dal mondo cattolico classificato come «trumpiano» non sono indulgenti col presidente degli Stati Uniti. Gli insulti reiterati di Donald Trump contro Leone XIV non si fermano. Anzi, vengono accompagnati dalle «lezioni» di teologia al papa del suo vice convertito al cattolicesimo, James Vance. Il risultato, almeno per ora, mostra l’isolamento della Casa Bianca rispetto a una porzione d’America che nel 2024 lo ha portato trionfalmente al potere. L’impressione è che Robert Prevost, primo pontefice statunitense, stia dividendo la nebulosa del tradizionalismo. E che in parallelo abbia compattato l’episcopato.
A Roma, un suo referente storico come il cardinale Raymond Burke tace, nel suo appartamento in Vaticano: quello che Francesco lo aveva obbligato a pagare con un affitto «di mercato» per punirlo delle posizioni conservatrici e le critiche all’allora pontefice argentino. D’altronde, sarebbe strano se Burke attaccasse papa Prevost: tra l’altro, spiazzando i pregiudizi del movimento Maga a ottobre gli ha permesso di celebrare la messa in latino nella basilica di San Pietro, dopo anni di ostracismo




