
di Massimo Franco
Sbagliato assecondare l’immagine di un pontefice anti-Trump, mettendo Leone XIV dentro vecchi schemi tra progressisti e conservatori
Fino a un paio di mesi fa il suo profilo appariva quasi sfuocato, almeno all’esterno. Era quello di un pontefice scelto dal Conclave per ricalibrare il ruolo papale; e riaffermare una collegialità della quale si sentiva il bisogno in un episcopato mondiale frustrato. Gradualmente, senza fare rumore, Robert Prevost, figlio del South Side di Chicago e dell’esperienza missionaria a Chiclayo, in Perù, per un anno ha osservato la sua Chiesa. Ha registrato quanto non lo convinceva, muovendo il minimo indispensabile. E quando è finito il Giubileo indetto dal predecessore, l’argentino Francesco, ha iniziato a ridisegnare il potere e le gerarchie non solo vaticane: a cominciare dalla sua America. Un’opera prudente di ricostruzione, non di restaurazione, degli equilibri nel mondo cattolico. Senza creare tensioni e cercando di unire più che dividere.
Il protagonismo al quale Leone XIV è stato costretto dalle uscite sgangherate del presidente Usa Donald Trump lo ha indotto a rispondere. Ma quasi di mala voglia: se non altro perché rischia di sbilanciare un papato che fa dell’equilibrio e della distanza dalla politica il proprio baricentro.




