
La tesi è suggestiva e vanta parecchi sostenitori: la guerra in Iran sarebbe solo un tassello del Grande gioco di questo millennio, il confronto tra Stati Uniti e Cina. Il conflitto farebbe parte infatti di un preciso piano strategico di Washington teso ad indebolire Pechino. Prima la caduta di Bashar al-Assad in Siria, che ha reciso un nodo importante lungo la nuova Via della seta verso il Mediterraneo, poi il cambio di regime in Venezuela e infine l’attacco all’Iran, due Paesi fornitori di greggio alla Cina. Il tutto condito da dazi e minacce di sanzioni. Obiettivo: strangolare il Dragone. Ma se davvero è questo l’intento degli americani, la loro strategia sta avendo successo? O è invece il loro nemico a usare questa crisi per spostare gli equilibri a proprio favore, dall’energia alla diplomazia, fino alle tecnologie del futuro?
Partiamo dal petrolio. La Cina è il primo importatore mondiale di greggio e dipende in modo strutturale dai barili che arrivano dall’estero. Teheran e Caracas nel 2025 le hanno garantito circa il 17% degli acquisti totali di oro nero di, una bella fetta. Quello che però la Casa Bianca tende a dimenticare è che il Paese non arriva a questa crisi a




