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Tibet e Nepal, l’incubo infinito dell’Himalaya: ora i dispersi sono 1.300

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di Andrea NIcastro

Mancano all’appello 540 turisti, tre italiani. Il crollo del ghiacciaio ha causato la scossa

Immaginate di riempire di ghiaccio la Basilica di San Pietro. Un cubetto sopra l’altro sino agli ori del soffitto a cassettoni. Poi fate lo stesso con il Duomo di Milano e quello di Bari, la Cattedrale di Palermo, Santa Maria Novella a Firenze, San Marco a Venezia, la Chiesa del Santo a Padova e anche la Torre di Pisa e la Mole Antonelliana di Torino. Stipatele di neve e ghiaccio e poi buttatele giù con un colpo solo, mura, statue e tegole incluse, da un pendio lungo almeno tremila metri. Avrete un’idea di quel che è successo mercoledì mattina in Tibet. Un’idea imprecisa per difetto. Perché il volume dei nostri monumenti messi assieme non arriva al milione di metri cubi, mentre il ghiacciaio tibetano potrebbe aver smosso una valanga anche di dieci milioni di metri cubi.

I geologi hanno cambiato idea: non è stato il terremoto che avevano registrato a causare la rottura del ghiacciaio. Ma il contrario. Quell’enorme massa caduta a piena velocità ha scosso il fondo valle. Le onde d’urto sono arrivate sino agli aghi dei sismografi. La

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