La presentazione tutta (o quasi) sicula si è tenuta al Liberty, il ristorante di Andrea Provenzani in viale Monte Grappa a Milano. Un’insegna che riassume correttamente lo stile: elementi architettonici Art Nouveau, atmosfera ovattata, luci morbide e una cantina dedicata alle etichette italiane, con poche eccezioni. E l’Italia, territorio serpeggiante in lunghezza e trionfo della biodiversità, tra le innumerevoli tessere del puzzle enogastronomico sa sfoggiare anche i vulcani: l’Etna, appunto. La Tenuta Etna Nord è frutto dell’incontro tra la famiglia Cantoni di Terricciola (Pi), già proprietaria della Fattoria Fibbiano in provincia di Pisa, e il territorio unico attorno al vulcano. Dove i vigneti si sviluppano in alta collina, nell’ambito di un paesaggio segnato da terrazzamenti in pietra lavica e forti escursioni termiche.

Tenuta Etna Nord nasce dall’incontro tra la famiglia Cantoni e il vulcano
Qui convivono due forme di allevamento: il tradizionale alberello etneo, spesso sostenuto da pali di castagno e adatto ai vecchi impianti su suoli poveri e ventosi, e la più moderna spalliera, che consente una gestione più razionale della chioma e delle lavorazioni. Si parla, è ovvio, di terreni vulcanici, frutto della disgregazione di lave, ceneri e sabbie basaltiche: risultano sciolti, ricchi di minerali, molto drenanti e poveri




