di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Secondo la Cgil, nelle nove province coinvolte nella sperimentazione calano richieste e prestazioni tra coloro che ne hanno diritto. Critiche a procedure, costi e carenza di personale
Doveva essere una semplificazione. Rischia invece di trasformarsi in una barriera. È questa l’accusa che la Cgil rivolge alla riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo 62 del 2024 e attualmente in fase di sperimentazione in numerose province italiane.
Secondo un’analisi dell’Osservatorio Previdenza del sindacato, i primi effetti del nuovo sistema non si misurerebbero soltanto sull’invalidità civile, ma anche sull’accesso alle prestazioni previdenziali di invalidità e inabilità erogate dall’Inps.
Il dato che preoccupa maggiormente riguarda le domande presentate dai cittadini. Nelle nove province coinvolte nella prima fase della sperimentazione (Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste) le richieste di invalidità e inabilità previdenziale sono diminuite del 13,1% tra il 2024 e il 2025. Nello stesso periodo, nelle province non interessate dalla riforma si è registrato invece un lieve aumento dell’1%.
Il calo delle domande
Secondo la ricostruzione della Cgil, non si tratta semplicemente di pratiche che vengono respinte o rallentate. A diminuire è l’intero flusso delle richieste. Le




