Il tè non mantiene necessariamente le stesse caratteristiche nel tempo. Dopo la lavorazione, alcune tipologie continuano a evolvere, modificando aromi, gusto e profilo sensoriale. L’invecchiamento può rendere un tè più morbido e sviluppare sfumature assenti nel prodotto originale, ma non sempre rappresenta un vantaggio: per alcune varietà, infatti, la freschezza è una caratteristica da preservare. A spiegare le differenze è il professor Livio Zanini, protagonista insieme al Tea Master Albino Ferri di un nuovo episodio di Gocce di Tè, realizzato a Vicenza, ella prima stanza del tè della città.
Il Tea Master Albino Ferri (a destra) con il professor Livio Zanini Come cambia il tè durante l’invecchiamento
A differenza di quanto si potrebbe pensare, il processo di trasformazione del tè non termina sempre con la lavorazione delle foglie. Anche il prodotto finito può subire modificazioni nel corso degli anni, con conseguenze sulle caratteristiche percepite durante la degustazione. «L’invecchiamento consiste fondamentalmente in un processo che si sviluppa successivamente alla creazione del prodotto finito», spiega Zanini. Con il passare del tempo, i fenomeni ossidativi possono modificare il profilo sensoriale del tè, influenzandone gli aromi e il sapore. Gli effetti, tuttavia,




