
di Giuseppe Sarcina
Dal ridimensionamento al ritiro totale, le ipotesi in un rapporto britannico
Gli europei possono fare a meno della difesa americana? In teoria sì: a condizione che i 31 Paesi della Nato, (tutti tranne gli Stati Uniti) siano pronti a spendere altri 1.000 miliardi di dollari, oltre ai 750 promessi lo scorso anno, nel vertice dell’Aja, in Olanda. Allora i soci dell’Alleanza si impegnarono ad aumentare la spesa della difesa fino al 3,5% del Pil entro il 2035, destinando un altro 1,5% a investimenti collaterali. Quelle cifre, che pure hanno già suscitato aspre polemiche nei vari Paesi, non basterebbero a colmare il vuoto lasciato dalla «Trump-exit».
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Nell’ultimo anno, analisi e previsioni sono fiorite a decine. Una delle più citate è ancora quella presentata lo scorso anno dall’Iiss (International Institute for Strategic Studies), centro studi specializzato nella sicurezza internazionale, con sede a Londra.
Il rapporto si intitola «Difendere l’Europa senza gli Stati Uniti, costi e conseguenze». Il lavoro immagina lo scenario più estremo: il ritiro completo delle forze armate Usa di stanza in Europa e la disattivazione dei sistemi di sorveglianza, di intelligence, fino allo smantellamento dello scudo




