
di Greta Privitera
Formalmente americani e iraniani non si parlano più. Ma le trattative vanno avanti grazie ai Paesi del Golfo
DALLA NOSTRA INVIATA
GERUSALEMME A parole, non c’è nessuno al tavolo. Donald Trump lo ripete dallo Studio Ovale: «Non vogliamo parlare con loro, non cerchiamo un incontro». La Casa Bianca assicura che non esistono colloqui in corso né programmati. Da Teheran, a giorni alterni, rispondono con la stessa formula.
Sono affermazioni vere fino a un certo punto. Dal vertice di Lucerna, a metà giugno, subito dopo la firma del Memorandum d’intesa, americani e iraniani non si incontrano più direttamente. Ma mentre Washington e Teheran negano il tavolo, attorno a quel tavolo continua a lavorare mezzo Golfo.
Giovedì è volato a Teheran il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Doha ha parlato di «sforzi in atto per ridurre l’escalation». Il punto è Hormuz, dove una tregua già fragile rischia di naufragare.
Lunedì era arrivato sempre nella capitale iraniana il capo delle forze armate pachistane. Il giorno dopo, il ministro degli Esteri dell’Oman. Qatar, Pakistan e Oman non si muovono da soli. Le missioni sono coordinate con Washington e cercano una formula che




