di Redazione Economia
Marito e moglie possono vivere a diversi indirizzi, anche in Comuni differenti. Una scelta ammessa dalla legge, ma che deve corrispondere a una situazione reale: ecco cosa cambia per 730, Isee, Imu, Tari e controlli sulla residenza
Per motivi di lavoro, esigenze familiari o organizzazione della vita quotidiana, può succedere che i coniugi vivano stabilmente in due abitazioni differenti. Sposarsi, infatti, non significa più condividere per forza lo stesso indirizzo. L’ordinamento italiano riconosce tale flessibilità abitativa, consentendo alla coppia di vivere in abitazioni distinte, anche in città e Comuni diversi. A patto, ovviamente, che la scelta risponda a esigenze reali e non sia un mero espediente fittizio per eludere le tasse. A sollevare la questione è un rapporto di idealista news, che si focalizza sulle regole per gestire esenzione Imu, calcolo Isee e stato di famiglia.
La dichiarazione congiunta
Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi e l’adempimento annuale con il modello 730, «ai coniugi con residenze diverse non viene preclusa la facoltà di presentare la dichiarazione congiunta – si legge –. Questa opzione rimane valida purché persista il vincolo matrimoniale e uno dei due non sia esonerato dalla presentazione. La separazione anagrafica non altera




