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Siccità, in Piemonte un deficit idrico annuo di oltre 3 miliardi di metri cubi. Igor Boni: «Gli invasi non bastano più»

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Secondo il dossier redatto da Boni, già presidente dell’Ipla e membro dell’Accademia di Agricoltura, per riuscire ad affrontare l’emergenza occorrono cambiamenti razionali

La crisi idrica in Piemonte non è più soltanto una questione di emergenze estive. Secondo il dossier redatto da Igor Boni, già presidente dell’Ipla e membro dell’Accademia di Agricoltura, è una trasformazione strutturale alla quale si continua a rispondere con strumenti insufficienti: «Il problema non è l’emergenza ma la nuova realtà da affrontare producendo cambiamenti razionali». 

I numeri non lasciano scampo: l’Arpa valuta il deficit idrico annuo in oltre 3 miliardi di metri cubi, mentre lo studio di Cdp e Regione del 2024 stima in circa 8 miliardi di metri cubi il fabbisogno complessivo di acque superficiali, per il 95% destinato all’irrigazione. Il punto critico è l’agricoltura. Il Piemonte è indicato nel dossier come la regione europea con il maggiore utilizzo di acqua agricola. La risicoltura occupa oltre 110 mila ettari, concentrati soprattutto tra Vercellese, Novarese e Alessandrino, e richiede circa 3,5 miliardi di metri cubi l’anno. Il mais, con 105 mila ettari, è al secondo posto, con un fabbisogno irriguo superiore a 0,7 miliardi di metri cubi. In dieci anni, anche per la carenza d’acqua, le superfici

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