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Reclutamento creazione di gruppi radicali, azioni: perché l’allarme terrorismo da Ceuta non va sottovalutato

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di Guido Olimpio

La minaccia non è una novità ma una conferma di un fenomeno noto da anni

L’allarme terrorismo lanciato su Ceuta è una conferma e non una sorpresa. Una minaccia precedente (e di molto) all’attuale emergenza. Ma è chiaro che la crisi al confine può aprire gli spazi che i militanti attendono, pronti a sfruttare qualsiasi situazione crei tensioni, metta sotto stress la sicurezza, distragga le «sentinelle».

Ceuta, insieme a Melilla, ha rappresentato un punto di reclutamento per la filiera jihadista. Una presenza formatasi sotto la bandiera di al Qaeda, rinforzata con la guerra in Iraq e l’arruolamento di elementi disposti a partire per Bagdad, ribadita dall’azione dello Stato Islamico.

Da oltre un decennio la polizia spagnola ha condotto inchieste per neutralizzare cellule estremiste, alcune animate da personaggi di spessore. Erano estremisti affascinati da Osama bin Laden e Abu Musab al Zarkawi, ma anche dalle linee guida di Abu Musab al Suri, l’ideologo dell’euro-jihadismo, un siriano con un passato a Londra e nella penisola iberica. Uno studio, uscito nel 2019 e dedicato all’islamismo radicale, segnalava come le due enclave in Nord Africa avessero rappresentato una costante fonte di pericolo. Nel medesimo report veniva

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