di Massimiliano Del Barba
Compie 70 anni l’azienda italiana Cesi che monitora e testa le infrastrutture di tutto il mondo che tengono in piedi Internet, data center e satelliti. L’ad Nicola Melchiotti: «Catturiamo le innovazioni e le portiamo su scala globale»
Dai cavi transoceanici ultra resistenti fino alle celle solari dei satelliti in orbita alta, passando per la grande potenza computazionale dei super calcolatori che alimentano i data center, mai come oggi l’economia digitale conta per la sua efficienza su una geometria di asset fisici che hanno un costante bisogno di essere monitorati, manutenuti, riparati e, in alcuni casi, sostituiti con tempismo. È questo il «lato fisico» di Internet, un sistema complesso fatti di acciaio, silicio, rame e materie vetro-plastiche su cui, silenziosamente, poggia l’intera architettura del ventunesimo secolo.
Basta dare un occhio alla mappa delle connessioni sottomarine necessarie a connettere stati e continenti per rendersi conto di quanto importante sia il lato manifatturiero, un reticolo immanente e indispensabile a realizzare la magia dell’infosfera. E basta andare su submarinecablemap.com per restituire al termine Web il suo valore originario: una rete fisica globale di cavi interconnessi. I quali, agli albori, erano di rame e oggi sono di un insieme




