
di Simona Marchetti
Ospite di “People – Cambia il tuo punto di vista” su Primocanale, l’attore spagnolo ha raccontato come lui e la compagna Morena siano riusciti a superare la diagnosi e a vivere una vita il più possibile normale con il piccolo
È iniziato tutto con una piccola bollicina sul dito del figlio appena nato. Nulla di cui preoccuparsi, almeno in apparenza e anche la spiegazione data in ospedale («ci dissero che si succhiava il dito nell’utero») sembrava la più plausibile. Poi però non solo quella bollicina non scompare, ma ne compaiono anche altre e, complice la pandemia, i giorni di ricovero si susseguono e sei mesi più tardi arriva la diagnosi: epidermolisi bollosa, una malattia genetica altrimenti nota come “la sindrome dei bambini farfalla” che colpisce un bambino ogni 17.000 nati, ma nella forma distrofica che ha sviluppato il figlio di Sergio Muniz e della compagna Morena Firpo esistono solo quattro casi al mondo. «Quanto ti nasce un figlio, una cosa del genere non te l’aspetti e il primo impatto è uno choc, ma poi reagisci, perché ti rendi conto che lui c’è e ha bisogno di te», racconta l’attore e modello alla trasmissione “People




