
Da almeno un decennio i tracker modellano le nostre abitudini di salute, ma molte delle metriche che mostrano sono stime. Spesso con margini di errore che cambiano le decisioni di chi le legge
Eugenio Spagnuolo
7 maggio – 17:38 – MILANO
Quante calorie abbiamo bruciato, come abbiamo dormito, se siamo pronti ad allenarci: un tempo erano domande a cui si rispondeva a sensazione o per esperienza accumulata. Oggi ci sono i numeri, aggiornati in tempo reale sul polso, precisi al decimale. Da quasi un decennio fitness tracker e smartwatch figurano tra le tendenze tech più seguite, al punto che “questi dispositivi modellano il modo in cui le persone pensano alla salute e all’esercizio” scrive su The Conversation Hunter Bennett, ricercatore in scienze motorie all’Università di Adelaide (Australia). Il problema, però, è che quella precisione è in buona parte apparente: “Lo smartwatch non misura direttamente la maggior parte di questi parametri. Molte delle metriche comuni sono solo stime”.
Calorie in difetto—
Le calorie sono il caso più evidente. “Il conteggio calorico è una delle funzioni più popolari degli smartwatch. Tuttavia l’accuratezza lascia molto a desiderare”, scrive Bennett. I device




