
La Corte Ue boccia il requisito dei 10 anni di residenza per il reddito di cittadinanza: chi può fare ricorso e cosa cambia.
La Corte di Giustizia dell’Unione europea mette un punto pesante su uno dei requisiti più discussi del vecchio reddito di cittadinanza: chiedere dieci anni di residenza in Italia ai beneficiari di protezione internazionale per accedere al sussidio costituisce una discriminazione indiretta. La decisione, pronunciata nella causa C-747/22 contro l’Inps, riguarda il caso di un cittadino straniero titolare di protezione sussidiaria al quale il beneficio era stato revocato dopo un controllo amministrativo.
Il punto, per i giudici di Lussemburgo, non è solo formale. Il requisito dei dieci anni si applicava a tutti, italiani e stranieri, ma nella pratica colpiva soprattutto chi arrivava da Paesi terzi e aveva ottenuto protezione internazionale in Italia. È esattamente qui che nasce la discriminazione indiretta: una regola apparentemente neutra che produce effetti molto diversi su categorie diverse di persone.
Il caso partito dall’Italia
La controversia nasce dalla revoca del reddito di cittadinanza a un cittadino straniero beneficiario di protezione sussidiaria. L’Inps aveva accertato che l’uomo non rispettava il requisito previsto dalla normativa italiana: residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui




