
di Antonella Baccaro
Una corrispondenza di «amorosi sensi» che risale al marzo 2017: i cambio di rotta dopo l’inchiesta sul faccendiere
Quella di Sigfrido Ranucci col M5S è una «corrispondenza di amorosi sensi» che risale al marzo 2017, anno in cui il giornalista, già autore di Report, ne assunse la conduzione, e in cui Luigi Di Maio divenne leader. Certo, anche prima il movimento aveva simpatizzato per quel giornalismo d’inchiesta, ma la tendenza di Ranucci a spingere sul pedale dell’ideologia e della politica ha cementato il legame. Una delle prime indagini firmate Ranucci, quella sulle reazioni avverse al vaccino anti HPV, incontrò subito il favore del M5S. Prima ancora, un servizio sul salvataggio de L’Unità, che alludeva a un ruolo poco chiaro del Pd, scatenò una violenta campagna di Di Maio, accrescendone la visibilità.
È vero che nel 2020 Ranucci ficcò il naso nei finanziamenti al M5S, ma a farne le spese alla fine fu Dino Giarrusso, deferito ai probiviri. Report poi denunciò i ritardi del Piano pandemico contro il Covid, gestito dal governo Conte, e indagò sugli appalti delle mascherine cinesi, ora all’attenzione di una commissione d’inchiesta.
Ma è dall’insediamento del governo Meloni, con




