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Lega, bufera sulle nomine in Veneto. Il segretario di Verona Borchia contro il presidente della Regione Stefani: «Così perdiamo la città»

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di Martina Zambon

I mal di pancia nel partito dopo l’incarico (mancato) per l’Ater di Verona dove l’anno prossimo si vota. «Siamo a un bivio, urgono spiegazioni»

Il casus belli è la mancata presidenza dell’Ater veronese (soffiata alla Lega da Forza Italia) nella recente tornata di nomine in consiglio regionale. Ma c’è un contesto da tenere a mente: il prossimo anno si vota a Verona e il Carroccio partirà svantaggiato per una serie di «obbiettivi mancati».
Protagonista dello scontro intestino alla Lega è Paolo Borchia, europarlamentare, segretario provinciale e personaggio di spicco nella galassia veneta della Liga. Fino a ieri allineatissimo a Salvini da un lato ma anche al presidente della Regione Alberto Stefani, dall’altro. La frattura, profonda, si è consumata all’indomani della mancata riconferma di Matteo Mattuzzi alla guida dell’Ater scaligera (che ora chiede la testa di Borchia «reo» di voler scaricare le responsabilità su Venezia).
«Ma è mai possibile che la Lega ottenga di più dalla giunta comunale di Verona (che è di centrosinistra), che dalla giunta veneta, che è di centrodestra?» ha tuonato nei giorni scorsi Borchia. Uno sfogo che fa rumore, rivolto com’è, di fatto, ai vertici regionali e, per proprietà transitiva, a

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