
di Giovanni Bianconi
A novembre la richiesta da Roma. Poi i controlli «di rito» soltanto in Italia
Le ragioni umanitarie che sono valse la grazia a Nicole Minetti risiedono quasi esclusivamente all’estero. In Uruguay, dove la donna risultava residente fino al 2024, quando è tornata in Italia per espiare la pena alternativa alla detenzione, e dove nel 2023 ha ottenuto l’adozione del figlio malato e curato negli Stati Uniti.
La necessità del bambino di proseguire le cure a Boston, e di non rompere definitivamente i vincoli con il Paese natale da dove è stato portato via due anni fa per seguire la madre, sono alla base della clemenza concessa a Minetti, per poter uscire e rientrare in Italia a seconda delle esigenze del figlio. Se avesse dovuto scontare la condanna a 3 anni e 11 mesi anche in affidamento ai servizi sociali, le sarebbe stato ritirato il passaporto, impedendole ogni movimento oltre frontiera.
Tempi prefissati
Tuttavia è proprio sulla regolarità di questi presupposti fondati fuori dai confini nazionali che sono mancati gli accertamenti prima di sottoporre il provvedimento al presidente della Repubblica, limitandosi ad acquisire e dare per buona la documentazione prodotta dall’avvocata Antonella Calcaterra che




