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Putin punta su Trump: il fronte è in stallo, ma lui incassa concessioni. Così il Cremlino cerca di sfruttare il fattore tempo (anche per ragioni di bilancio)

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di Marco Imarisio

Quel che non riesce ai suoi carri armati — territori, smilitarizzazione dell’Ucraina, nessuna Nato a Kiev — Putin prova a ottenerlo facendo leva sulla Casa Bianca. Con il fronte in stallo, il Cremlino cerca di sfruttare il fattore tempo

La sintesi di questo articolo sta nella risata di Sergey Markov. «Perché il Capo non dovrebbe provarci?», si chiede al telefono commentando il «com’è umanitario lei» proferito dall’immobiliarista Steve Witkoff all’indirizzo di Vladimir Putin, del quale il politologo è stato consigliere Esteri fino al 2019. 

Sono ormai cinque anni che il presidente russo applica il vecchio proverbio «Tishe edesh’, dal’she budesh’», chi va piano va lontano, a una guerra che nelle sue intenzioni doveva durare al massimo due settimane. 
Il fronte avanza di pochi chilometri, a un prezzo che le stime occidentali collocano oltre il milione tra morti e feriti. Ma se nel calcolo dell’uomo del Cremlino conta solo la situazione al fronte, la vittoria finale invece non è mai stata affidata esclusivamente ai risultati sul campo. Dipende dal tempo. E dalla convinzione che la proverbiale pazienza slava avrebbe prima o poi logorato l’unità mostrata dall’Occidente nel 2022, che lo aveva colto di sorpresa. 

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