di Sara Gandolfi
Nella città carioca tra i quartieri proletari e le favelas dove si guarda a destra e e le case dei «radical chic» di Copacabana. Mentre nella chiesa evangelica di Michelle Bolsonaro si vota «per la famiglia»
DALLA NOSTRA INVIATA
RIO DE JANEIRO – Sulla rua Tirol, nel bairro di Jacarepagúa, Marcela Simões e Hélcio Júnior si abbracciano. Lei ha in mano un centinaio di volantini con la faccia di Flávio Bolsonaro, lui il volto di Lula ce l’ha addirittura stampato sulla pelle delle braccia. Sorridono mentre alle loro spalle le rispettive truppe si confrontano sventolando bandiere: «È la democrazia», assicurano. Cinque minuti dopo scoppia il parapiglia, e deve intervenire la polizia per separare i due fronti che sono venuti alle mani.
A pochi giorni dal ballottaggio che deciderà il futuro presidente, in Brasile l’atmosfera si è fatta incandescente. E Rio è diventata il cuore e il simbolo dello scontro politico, dove sabato si terranno le manifestazioni di chiusura dei due candidati, e dove si è registrato un paradosso: uno studio che ha comparato i risultati del primo turno elettorale con i dati sul reddito mostra che Flávio Bolsonaro, candidato di destra, ha ottenuto una proporzione




