
di Gianluca Abate
Il rischio che l’impiego sia poco incisivo e in alcuni casi addirittura pericoloso per i militari. I dubbi tra i sindacati e i funzionari di polizia sulla «partecipazione violenta»
Le manette no, perché per immobilizzare le persone pericolose possono utilizzare solo fascette in velcro (e neppure ovunque). Lo spray al peperoncino neppure. Dei taser manco a parlarne. E allora, cosa potranno fare i militari mandati a Milano? È l’interrogativo che da due giorni circola nelle stanze del ministero della Difesa e degli ufficiali dell’Esercito, preoccupati che i loro uomini finiscano per fare solo da paravento. O, peggio, da bersaglio.
Nessuna polemica. I toni sono volutamente (più che) bassi, perché di mezzo c’è il Quirinale ed è proprio dal Colle che è arrivato lo stop ai poteri di polizia giudiziaria ai militari. Ma le parole utilizzate dal ministro della Difesa Guido Crosetto al termine del Consiglio dei ministri — «Deluso e preoccupato» — danno voce ai timori dell’Esercito per le regole di ingaggio dei 500 parà della Folgore inviati dal governo per rafforzare il dispositivo Strade sicure dopo gli scontri dello scorso weekend. «Perché abbia un senso abbiamo necessità che il Cdm approvi delle norme




