
di Federica Vivarelli
Il turismo di prossimità, quello delle vacanze a chilometro zero, da scelta sostenibile si è trasformato in una necessità. Le ferie 2026 ricordano quelle del Covid: l’Italia, anche se cara, viene vista come una meta stabile
Tira un’aria da temporale sopra le vacanze degli italiani. Un’aria che sa di incertezza, di conti che non tornano, di mappe che si restringono. Da una parte ci sono i prezzi dei voli: tratte che nel giro di un anno sono lievitate fino a mille euro in più (come la Polinesia, o il Kenya). Complice l’impossibilità di utilizzare come scalo gli aeroporti del Medio Oriente. Una limitazione che taglia fuori, di fatto, tutto ciò che sta «dal Giappone in avanti». Dall’altra parte c’è il carburante che oscilla e che, dicono gli operatori, potrebbe diventare un problema da un momento all’altro con tagli di voli.. E poi c’è il paradosso più amaro: il turismo di prossimità, quello delle vacanze a chilometro zero che da scelta sostenibile si è trasformata in una necessità dal costo al pari di un volo oltreoceano.
L’80% delle agenzie di viaggio sentite da Federturismo afferma che le rotte di viaggiatori verso l’estero hanno già depennato




