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Piccole banche, nelle aree interne valgono il 45% dei prestiti

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I piccoli istituti si concentrano dove sono più presenti le piccole e medie imprese. Brandstatter: «Sono un fattore di coesione sociale e stabilità»

Piccolo non è bello: è utile. Va bene il risiko bancario, ma le aggregazioni – con la loro ridondanza di filiali – e l’innovazione tecnologica – che dirada il contatto diretto – rischiano di diventare due fattori d’allarme per il sostegno alla piccola e media impresa e alle famiglie mentre le banche medio-piccole aiutano i presidi locali, fatti di cultura, storia e manifattura diventando un elemento di stabilità e di coesione sociale, soprattutto in aree che altrimenti rischierebbero di essere lasciate ai margini. «Ci vuole un giusto equilibrio tra quello che è sistemico e quello che è di supporto delegato: l’Italia ha tante belle realtà regionali, hanno però bisogno di vicinanza economica e di infrastrutture», osserva Gerhard Brandstätter, presidente della Cassa Risparmio Bolzano e vicepresidente Acri con delega alle Casse, tra i promotori, con Assopopolari e PriBanks proprio di uno studio sull’impatto di casse di risparmio, banche popolari e banche private sul Belpaese. Che, già a guardare dalla concentrazione, la dicono lunga sulla missione del credito: la distribuzione per macro-aree degli sportelli indica per queste banche che

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