
di Paolo Mereghetti
Dramma (tra pubblico e privato) di due artisti licenziati per le loro idee
Dal «pubblico» al «privato» e viceversa. Come già nell’applaudito La sala professori, il regista turco-tedesco İlker Çatak (nato a Berlino, cresciuto a Istanbul poi studi di cinema in Germania dove vive) prende spunto per Yellow Letters dall’intervento dello Stato nella vita delle persone — qui una coppia di artisti — per vedere come quelle decisioni influiscano anche nel rapporto privato e familiare.
Aziz (Tansu Biçer) è un autore teatrale che insegna anche all’università di Ankara. Sua moglie Derya (Özgü Namal) è un’applaudita attrice spesso interprete delle pièce scritte dal marito e messe in scena dal Teatro di Stato nella capitale turca.
Ognuno si sente gratificato dal successo dell’altro, lui come intellettuale progressista (i suoi testi lo sono), lei come primadonna della scena.
Ma entrambi commettono uno sbaglio: Derya non si concede alle fotografie di rito che il Prefetto le chiede per pavoneggiarsi dopo una prima; Aziz invita i pochi studenti rimasti in classe il giorno di una manifestazione per la pace a fare i conti con la realtà e seguire l’esempio degli altri che hanno disertato le lezioni.
Scopriranno presto




