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Petrolio e dipendenza energetica, perché in 75 anni è cambiato poco in Medio Oriente (guerre comprese)

di Luca Angelini

Dal petrolio alle crisi globali: secondo molti analisti, il mondo resta ancora dipendente dalle fonti fossili. La transizione energetica sarà lunga e incerta

L’economista Philippe Chalmin, docente all’università Paris Dauphine, ha dato, dalle colonne del quotidiano economico francese Les Echos, un singolare consiglio per riflettere sul conflitto nel Golfo Persico: rileggere Tintin nel Paese dell’oro nero, che il vignettista belga Hergé aveva pubblicato nel febbraio del 1950. Perché, spiega, quel fumetto fa capire quanto poco sia (purtroppo) cambiato in Medio Oriente in oltre tre quarti di secolo. «Vi si ritrova la lotta ebraica per l’indipendenza di Israele (con l’Irgun), la resistenza araba, l’attacco all’oleodotto che collegava Mosul ad Haifa, e poi l’evocazione di un emirato petrolifero ancora idilliaco: un vero libro di storia, di una storia che ha preso una brutta piega, e di cui il petrolio è il principale responsabile», tutt’al più con l’aggiunta più recente del gas.

In quel 1950, ricorda Chalmin – fondatore di CyclOpe, società specializzata nell’analisi dei mercati della materie prime e delle commodities – erano agli inizi quelli che i francesi chiamano «Les Trente Glorieuses» e noi «gli Anni del boom», alimentati in gran parte proprio dall’energia a

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