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Per formare i nuovi cuochi non basta più insegnare solo la cucina

Nelle scuole di cucina non dovrebbe essere insegnato soltanto come eseguire una ricetta. Bisognerebbe spiegare perché una procedura funziona, cosa accade agli alimenti durante la preparazione e quali effetti producono temperatura, tempo, acidità, ossigeno, acqua e modalità di conservazione. Prima ancora di aggiornare un ricettario, quindi, è necessario aggiornare la formazione di chi insegna. Biologia, chimica e fisica non sono materie lontane dai fornelli. Sono il linguaggio con cui si comprendono fermentazioni, lievitazioni, emulsioni, denaturazione delle proteine, gelatinizzazione degli amidi, ossidazione dei grassi, sviluppo degli aromi e controllo dei microrganismi. Se questi fenomeni restano invisibili, o esclusivamente teoria lo studente non impara una professione. Se invece vengono compresi, impara a scegliere, correggere, adattare e innovare. Diventa una risorsa.

È qui che il contributo della scienza e dei biologi può diventare decisivo. Non per sostituire il cuoco o il docente, ma per completarne le competenze e costruire un linguaggio comune tra cucina, salute, sicurezza e sostenibilità. Il passaggio di consegne alle nuove generazioni, infatti, non può limitarsi alla cultura culinaria e al ricettario: deve essere un trasferimento di competenze e conoscenze scientifiche. Questa impostazione richiama un principio sviluppato da Renato Bruni in Erba volant. Imparare dalle piante per innovare, un libro che

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