In occasione del summit Trump-Xi anche Pechino riscopre il G2 America-Cina: un «direttorio a due per stabilizzare il mondo», se non proprio per governarlo.
È un’idea ormai antica, risale a Barack Obama, e ogni tanto affiora nel dibattito geopolitico. A qualcuno ispira paragoni inquietanti con Yalta: l’accordo al termine della seconda guerra mondiale che apparve come una divisione del mondo in due sfere d’influenza, americana e sovietica.
Quasi due decenni fa compariva un’altra espressione: «Chimerica», fusione di China+America. Nella sua accezione ottimista, Chimerica esprimeva l’idea di una simbiosi, di un’interdipendenza virtuosa, quasi una perfetta divisione del lavoro tra due economie situate a livelli molto diversi di sviluppo. Via via che la Cina si modernizzava e alzava il livello delle sue ambizioni, diventando una rivale, il termine cambiò di segno, si cominciò a usarlo per evocare una chimera. Nella mitologia, la chimera è un mostro leggendario con il corpo e la testa di leone, una testa di capra sulla schiena e una coda di serpente. In senso figurato è un’utopia o un sogno impossibile. L’espressione inseguire una chimera significa proprio sprecare le proprie energie per raggiungere qualcosa che non esiste o che è irraggiungibile.
L’espressione G2, più concreta e




