di Cesare Peccarisi
Il movimento è un trattamento utile non solo per i noti disturbi motori ma anche per quelli non motori che li accompagnano come il declino cognitivo e gli stati ansiosi e depressivi
Uno studio pubblicato su Neurology dai ricercatori dell’Università di Cincinnati diretti da Dong-Woo Ryu indica come nella malattia di Parkinson, il disturbo del movimento più noto, sia proprio il movimento a rappresentare il più utile trattamento non solo per i noti disturbi motori che la caratterizzano, ma anche per quelli non motori che li accompagnano come il declino cognitivo e gli stati ansiosi e depressivi di questi pazienti.
E maggiore è quello generato dall’esercizio fisico, maggiori sono i benefici: valutando per 7 anni 300 soggetti con età media di 66 anni e un grado di malattia da lieve a moderato i ricercatori hanno visto che chi lo praticava per più di 8 ore alla settimana traeva maggiori benefici di chi lo faceva per metà tempo (4 ore).
QUESTIONARI
Usando appositi questionari autocompilati settimanalmente risultava che il decadimento cognitivo di chi faceva più attività fisica era inferiore dell’11% rispetto ai meno attivi nei quali anche il miglioramento dei sintomi motori era più di una volta e




