
di Natalia Distefano
L’attrice americana, ospite di Alice nella Città per presentare «The Accompanist» di Zach Woods, attacca Trump: «Amministrazione depravata». E su Gaza: «La gente viene massacrata nonostante il cessate il fuoco»
La libertà, per Susan Sarandon, non è mai stata soltanto una questione di copione. Sullo schermo ha attraversato l’America a bordo di una Thunderbird, sfidato la pena di morte, interpretato donne capaci di sovvertire il proprio destino. Fuori dal set ha continuato a scegliere da che parte stare, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. E ora che ha appena compiuto ottant’anni, il 4 ottobre, non sembra avere alcuna intenzione di diventare una diva più accomodante. Anzi. È arrivata ieri a Roma, ospite di Alice nella città, per presentare The Accompanist, primo lungometraggio di Zach Woods, e ricevere un premio che celebra proprio quella sua ostinata indipendenza artistica e personale: il Womenland Award 2026. E si è fatta sentire.
«Trump non ha morale»
Innanzitutto contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: «La fucilazione in diretta di Hasan? Penso che questa vicenda metta in luce la sua mancanza di moralità, di sensibilità e la sua mascolinità tossica e dimostri quanto sia profonda l’infezione che oggi affligge il governo degli Stati Uniti




