di Redazione Economia
Ex agente di modelle (avrebbe fatto incontrare lui Melania col presidente americano) e oggi inviato Usa, si muove tra governi e affari: relazioni, accesso e una diplomazia tutta personale
«Venti miliardi in venti minuti». È uno slogan, certo. Ma anche una dichiarazione di metodo. E forse, più di tutto, un modo di stare al mondo per Paolo Zampolli, l’uomo che da anni si muove tra politica, affari e relazioni personali con una disinvoltura che è insieme cifra stilistica e strumento di lavoro e che oggi è inviato speciale del presidente Usa per le partnership globali.
Al milanese 56enne, figlio di imprenditori di giocattoli e fondatore negli anni Novanta dell’agenzia di modelle «ID», il Financial Times ha appena dedicato un ritratto, in cui tutto sembra rapido, diretto, quasi inevitabile: con Zampolli i contatti si attivano velocemente, le trattative si aprono, le cifre crescono. Non sempre nella misura raccontata, ma abbastanza da costruire una narrazione coerente. Zampolli non è un negoziatore nel senso tradizionale; è piuttosto un facilitatore, qualcuno che si colloca a metà strada tra chi decide e chi vuole arrivare a chi decide.
Il rapporto con Donald Trump
Il punto di partenza,




