
di Paolo Valentino
Intervista all’ex premier, che commenta le tensioni e le divisioni interne al Campo Largo
«In politica non c’è mai nulla di insormontabile, a condizione che il partito fondamentale della coalizione svolga il ruolo che gli spetta, generoso ma non acquiescente». Paolo Gentiloni pesa ogni parola. Al termine di una settimana in cui le contraddizioni del Campo largo sulla politica estera sono emerse potenti, l’ex premier ricorda il valore centrale della collocazione internazionale dell’Italia.
«Stiamo parlando dell’atteggiamento italiano verso l’Ucraina, dove si è in una fase molto delicata poiché c’è uno strano equilibro, precario e sanguinoso: Kiev ha acquisito una netta superiorità nella guerra dei droni, ma si è indebolita sul piano della difesa antimissile. Il risultato è che gli attacchi sulle sue città sono i più violenti e mortiferi degli ultimi due anni. Sarebbe il momento per un cessate il fuoco sulle linee attuali del fronte, cosa che Putin si ostina a rifiutare. E servirebbe che Trump, il quale ha corretto posizioni iniziali molto filorusse, mettesse più pressione sul Cremlino, ma non è ancora pronto a farlo. Lo stallo è pericoloso e sarebbe gravissimo e imperdonabile se ci fosse lo scivolone di un Paese




