
L’attaccante rossoblù: “Il nuovo allenatore mi chiede profondità ma parla sei lingue e quindi bisogna stare attenti a parlare perché capisce tutto. Il più forte della A? Nessuno ha la qualità di Yildiz. Scudetto all’Inter, noi siamo da top 5”
La lodevole ostinazione con cui Jonathan Rowe vuole rispondere in italiano sgonfia il sospetto di un attaccante con la valigia in mano. “Parliamo lento, domanda e risposta, ce la possiamo fare”. Poi l’inglese sgorga inconscio, è ovvio, quando c’è da ricamare i dettagli. Specie quelli sul suo futuro. L’Everton ha bussato alla porta del Bologna che ha detto no a 35 milioni. Nella natìa Premier, Jonathan è un nome che gira di continuo. Prima o poi andrà. Ma non ora. Almeno un altro anno in rossoblù e poi si vedrà. Ed è pure la sensazione che si ricava dalle riflessioni dell’attaccante. Che pensa più a imparare le canzoni di Dalla che a preoccuparsi di chi bussa alla porta.
Da Vincenzo Italiano a Domenico Tedesco: differenze?
“Tante. Un nuovo modo di lavorare, puntando su idee altrettanto valide. Tatticamente mi piace la sua filosofia, mi permette di essere più libero per dare sfogo alla mia creatività. Avere meno vincoli mi




