di Federico Rampini
È entrata in vigore a Washington la nuova versione del muro tariffario che Donald Trump insegue ormai da un anno e mezzo. Non è un caso che sia la terza: le prime due sono state bocciate, o sono a rischio di esserlo, dai tribunali
Al suo terzo tentativo Trump costruisce una barriera che i giudici non possano più abbattere? È entrata in vigore a Washington la nuova versione del muro tariffario che Donald Trump insegue ormai da un anno e mezzo. Non è un caso che sia la terza: le prime due sono state bocciate, o sono a rischio di esserlo, dai tribunali. Questa volta l’Amministrazione ha scelto con maggior cura la base giuridica su cui poggiarla, ed è proprio questo l’aspetto che i lettori italiani rischiano di perdersi, distratti dai titoli sui nuovi dazi dal 10 al 12,5% imposti a 60 partner commerciali che coprono il 99% dell’interscambio americano.
Come siamo arrivati fin qui: una storia di rivincite giudiziarie
Torniamo al punto di partenza. Il 4 aprile del 2025 Trump aveva annunciato, nel giorno che lui stesso battezzò “Liberation Day”, dazi “reciproci” su quasi tutti i Paesi del mondo, invocando l’International Emergency Economic Powers




