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Antonelli: “In Mercedes sono così inglesi… Col mio modo di fare ho italianizzato un po’ il team”

Il campione si confessa: “Non penso al titolo. Bisogna soltanto guardare gara dopo gara”

Giulia Toninelli

Giornalista

25 luglio – 12:18 – MILANO

“Ma che, secondo voi la scodata finale potevo non farla proprio a Spa?”. Andrea Kimi Antonelli ride, negli occhi tutta la bellezza dei suoi 19 anni, provando a giustificare il guizzo all’ultima curva del Gran Premio del Belgio con cui è andato a festeggiare il suo sesto successo stagionale, conquistato di forza e maturità tra le insidie dell’Università della Formula 1. È un’abitudine che ha accompagnato Kimi in tutta la sua carriera, dai kart fino alla massima serie: concedersi “un traverso” di festeggiamento all’ultimo giro di una gara prima della vittoria. Antonelli ha imparato a farli quando non aveva ancora 9 anni ed era alto appena un metro e 30, piccolo, troppo piccolo per stare seduto correttamente alla guida. “Allora mettevamo sotto il sedile un po’ di giacche e cuscini”, racconta Marco Baroncini, direttore dell’Università del traverso di Livigno, dove Kimi ha iniziato. “Lui si divertiva come un pazzo, non voleva più scendere e da quel momento celebra un successo in pista sempre

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