
“Finché uno solo dei vostri giocatori sarà in vita, non vincerete mai più”: l’anatema di un prete nel 1951 scatenò tutto. Da allora sono arrivate 11 finali, tutte perse, tra coincidenze, tragedie e incredibili episodi, perfino in Italia. E domani Mayo, squadra irlandese di football gaelico, si gioca la dodicesima…
Bela Guttman e il Benfica da lui maledetto sono robetta, in confronto. Stessa cosa per Babe Ruth e i Boston Red Sox o la capra dei Chicago Cubs. Niente a che vedere nemmeno con il colonnello di Kentucky Fried Chicken e gli Hanshin Tiger, né con Nicola Caricola che – credeteci o meno – sarebbe causa di un sortilegio delle squadre di calcio newyorkesi. Qui si parla della maledizione più maledizione di tutte le maledizioni sportive. Qui si parla della Maledizione di Mayo. Che forse non è vera, ma tutti ci credono. E che soprattutto dopo 75 anni esatti è arrivata al momento della verità, dopodomani, a Dublino. Perché Mayo è in finale e i termini dell’incantesimo in teoria dovrebbero essere scaduti. Spieghiamo. Innanzi tutto: si tratta di football gaelico, sport bizzarro eppure antichissimo. E soprattutto sacro agli irlandesi.




