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Nel 2050 ci saranno 7 milioni di lavoratori in meno (e due anziani ogni tre impiegati): chi sosterrà pensioni e sanità?

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La popolazione in età lavorativa potrebbe perdere quasi sette milioni di persone entro il 2050. Occupazione, salari e immigrazione saranno decisivi, mentre cresce il peso della cura sulle famiglie

Nel 2050 chi oggi ha quarant’anni ne avrà sessantaquattro e, secondo le proiezioni demografiche, si troverà sulla soglia di un’Italia profondamente diversa: quasi due anziani per ogni tre persone in età lavorativa, famiglie più piccole, più persone sole. Il cambiamento attraverserà i conti delle pensioni, gli ospedali e le case, dove una parte dell’assistenza viene già assicurata dai familiari. Vivere più a lungo è una conquista. Sostenere questa conquista, mentre le generazioni che seguono diventano meno numerose, richiederà una maggiore partecipazione al lavoro e servizi di assistenza adeguati.

Il rapporto tra persone di almeno 65 anni e popolazione tra 15 e 64 anni, secondo i dati Ania 2026, è previsto al 63,7% nel 2050, contro il 29,4% del 2005 e il 39% del 2025. In meno di mezzo secolo, dunque, potrebbe più che raddoppiare. La distinzione è essenziale: le persone in età lavorativa comprendono anche persone che studiano, cercano un impiego o non partecipano al mercato del lavoro. Quel rapporto non ci dice quanti

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