
di Massimo Gaggi
Perché si attende una tornata elettorale ad altissima tensione
Tentativi di impugnare il risultato di alcuni scrutini davanti ai giudici o di spingere i funzionari elettorali locali a sospendere lo spoglio delle schede avanzando sospetti di brogli. Azioni di disturbo ai seggi, magari schierando agenti dell’Ice davanti alle sezioni elettorali o nelle immediate vicinanze (la legge vieta la presenza di militari armati ai seggi).
E, ancora, pressioni sui leader di Camera e Senato perché il 3 gennaio, inizio della nuova legislatura, non ratifichino alcuni dei risultati trasmessi dagli Stati. Fino all’opzione «nucleare»: Donald Trump che blocca tutto. Non può: la Costituzione affida solo agli Stati la gestione delle elezioni. Ma lui ha valutato anche la possibilità di dichiarare uno stato d’emergenza sostenendo che interferenze straniere sul voto creano rischi per la sicurezza nazionale tali da richiedere un intervento della Casa Bianca sul processo elettorale.
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Il voto di oggi negli Stati Uniti avviene in un clima tesissimo coi funzionari addetti agli scrutini tra due eserciti contrapposti: da un lato gli avvocati dei repubblicani a caccia di immigrati che cercano di votare o di elettori che non hanno le carte in




