di Laura Magna
Nel primo trimestre 2026 ben 240 miliardi di dollari sono confluiti nelle startup AI. Ma più che un’esplosione destinata a sgonfiarsi, è una fase darwiniana che separa chi crea valore da chi lo brucia. L’analisi di Emanuele Caronia (Exelab)
Duecentoquaranta miliardi di dollari in tre mesi. È la cifra che, nel primo trimestre del 2026, le startup di intelligenza artificiale hanno raccolto a livello globale, pari a circa l’80% di tutto il capitale di rischio investito nello stesso periodo. Numeri che, inevitabilmente, riaccendono una domanda già vista: siamo di fronte a una nuova bolla tecnologica?
Per Emanuele Caronia, Ceo di Exelab, la risposta è meno interessante della domanda stessa. Perché, spiega, il punto non è stabilire se l’Ai sia sopravvalutata, ma capire cosa sta realmente accadendo sotto la superficie.
Oltre la narrativa della bolla
«La domanda mi sembra sempre meno interessante. Non perché sia irrilevante, ma perché presuppone che l’Ai sia un blocco unico su cui scommettere o da cui scappare», dice Caronia al Corriere. «Quello che vedo è una selezione in corso. Rapida, disordinata, a tratti brutale. Ma non un crollo».
È una distinzione cruciale. Anche perché una parte crescente degli analisti più ascoltati si sta




